Lajme

Di chi è la colpa?

Sia che siamo tra i fortunati a subire mediaticamente la quasi surreale situazione di questi giorni, sia che siamo tra gli sfortunati che dalla nostra casa distrutta stiamo tirando fuori ben poco, siamo tutti in dovere di chiederci: di chi è la colpa?

Che l’Albania sia uno degli stati più in difficoltà in Europa e soggetto ad una corruzione dispotica quasi ineguagliabile è ormai un luogo comune. Oggi però non voglio parlare di merito, di diritti e di buona fede, ma di Incompetenza, di Disinformazione e di Impunità. di Ingiustizia.

Madre natura, forse, è profondamente ingiusta, non perdona gli errori, o è causa dell’intensità di queste particolari condizioni meteo che rientra a pieno titolo nelle conseguenze del cambiamento climatico. Ma non è solo questo.

L’Albania è terra di grandi menti e di padri, come Ismail Qemali, che abbiamo ricordato nelle feste appena passate, ma povera di figli, di eredi morali e politici.

Conseguenza di questa premessa altamente morale è sempre la domanda: di chi è la colpa? La mia risposta: di chi vuole più responsabilità, di chi ha costruito in luoghi a rischio, certamente, ma anche di istituzioni che dimenticano l’importanza della prevenzione e della manutenzione, nelle città e nelle campagne. La colpa è dell’antropizzazione selvaggia, dell’abusivismo tangibile. I danni e le vittime sono dovuti al dissesto del territorio, alle opere di risanamento non adeguate e agli edifici non in grado di resistere alla forza di acqua e vento, anche perché molti si trovano in aree a grave rischio.

Parliamoci chiaro una società platonica, che si erge sui principi della giustizia assoluta, dove ognuno, a partire dal proprio talento individuale ricomprerebbe una precisa carica sociale, non è possibile. Ma dentro la società c’è una parte sana, che vuole semplicemente svolgere un proprio ruolo.

I danni  però potrebbero essere ridotti. Nell’inchiesta in sè non dovremmo solo discutere del modello etico applicato ad alcuni ambiti come della società, dell’educazione, del potere politico, o della giustizia  ma dovremmo anche ripensare  all’approccio che abbiamo con un un principio che è fortemente intrecciato ai nostri stessi valori culturali: verso chi e verso che cosa dobbiamo essere responsabili noi? non dobbiamo accettare in primis l’inesorabilità di vivere in un sistema in cui il mantenimento dello status quo è il principio inviolabile.

è per questo che chiedersi “di chi è la colpa?” in fondo non porta a nulla. La soluzione sarebbe la vera sociocrazia, quando ogni dirigente della classe politica rinuncia ad intascare soldi promesse ad opere di manutenzione e risanamento,la comunicazione non violenta e ponderata.

Quindi di chi è la colpa se non nostra che non cerchiamo di valutare luoghi, classe politica e società stessa che noi costruiamo?

Come ultima pessimistica analisi della nostra società dovremo aspettare parecchi anni prima di vedere la prevenzione attuata, case antisismiche, letti dei fiumi e tombini ripuliti e corsi d’acqua non soffocati dal cemento. Sperando di non contare più morti.

Di Erand Haruni

 

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